Il D.Lgs. 211/2025 ha introdotto nel nostro ordinamento nuove fattispecie di reato penale legate alla violazione delle sanzioni dell’Unione Europea. Questo significa che alcune condotte, fino ad oggi considerate principalmente violazioni amministrative, possono ora comportare conseguenze penali per l’azienda e per i suoi rappresentanti.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, il decreto non riguarda solo i prodotti “dual use” (ovvero quelli a duplice utilizzo civile e militare). Coinvolge tutte le imprese che operano con l’estero, anche attraverso attività ordinarie, come la vendita di componenti, servizi tecnici, software, assistenza post-vendita o trasferimenti di materiali.
Le aziende che lavorano con l’estero devono adottare un’attività di Export Control, ovvero una verifica preventiva su:
clienti e destinatari finali
paesi di destinazione
fornitori e intermediari
tipologia di prodotto o servizio
Questa attività serve a evitare operazioni vietate o soggette a restrizioni, e a garantire che l’azienda non violi sanzioni UE.
Il decreto rende penali, tra le altre, le seguenti condotte:
esportazioni verso paesi o soggetti sanzionati
trasferimenti di beni o servizi vietati
vendita di prodotti soggetti a restrizioni senza autorizzazione
utilizzo di intermediari per eludere controlli
falsificazione o alterazione di documenti doganali
omissione di segnalazione di operazioni sospette
Le conseguenze possono includere sanzioni economiche anche basate sul fatturato, misure interdittive e il rischio di coinvolgimento personale di amministratori e responsabili aziendali.
Il D.Lgs. 231/2001 prevede la responsabilità amministrativa dell’ente quando un reato è commesso nell’interesse o a vantaggio dell’azienda. Con il D.Lgs. 211/2025, il rischio 231 si estende: se l’azienda non adotta un modello organizzativo adeguato, procedure di controllo e formazione, può essere chiamata a rispondere per i reati commessi nell’ambito dell’export.
A prima vista potrebbe sembrare un tema “legale” e lontano dalla sicurezza sul lavoro, ma in realtà è strettamente collegato alla prevenzione del rischio aziendale.
La sicurezza in azienda non riguarda solo la tutela fisica dei lavoratori, ma anche la gestione dei rischi organizzativi. Un’azienda che non controlla le operazioni con l’estero può incorrere in:
blocchi operativi e interruzioni della produzione
sanzioni economiche e reputazionali
aumento dello stress organizzativo e del carico di lavoro per gestione emergenze
rischio di coinvolgimento del management e dei dipendenti
perdita di fiducia da parte di clienti e partner
Questi aspetti hanno un impatto diretto sulla continuità operativa e quindi sulla sicurezza complessiva dell’azienda.
Per ridurre il rischio penale e 231 è necessario un sistema strutturato, simile a un percorso di sicurezza aziendale:
Identificare quali prodotti, servizi e processi sono soggetti a restrizioni o sanzioni.
Definire regole e controlli su clienti, fornitori, paesi e prodotti, con responsabilità chiare.
Inserire le nuove fattispecie di reato e prevedere controlli, monitoraggio e responsabilità interne.
Formare chi lavora con l’estero (commerciale, logistica, acquisti, amministrazione) su rischi e procedure.
Verificare che le procedure siano applicate correttamente e aggiornare i controlli in base ai cambiamenti normativi.
Il D.Lgs. 211/2025 impone alle aziende un nuovo livello di responsabilità e controllo. Non è un tema limitato al “dual use”, ma riguarda tutte le imprese che operano con l’estero e richiede un approccio organizzato e preventivo, in pieno stile di sicurezza sul lavoro.
Per una valutazione personalizzata, un audit di Export Control o l’aggiornamento del Modello 231, contatta SIV SpA. Siamo a disposizione per supportarti nella gestione del rischio e nella protezione della tua azienda.